La storia di Wendy

Vivere con il dolore

Nel 1996, Wendy aveva 26 anni. Era appassionata di arrampicate, escursioni, mountain bike, nuoto e sci. “Ero costantemente in movimento”, ricorda Wendy.

Un giorno ebbe un incidente. Durante una discesa libera, cadde rovinosamente fratturandosi la caviglia sinistra. La frattura si sviluppò in neuroma, portando alla sindrome da dolore regionale complesso (CRPS).

Ogni giorno, Wendy era costretta a sopportare un dolore lancinante alla caviglia. Non riusciva a camminare senza avere difficoltà. Comparvero ansia e depressione e poco dopo mal di testa e insonnia. I colleghi e i compagni di studi soffrivano per lei.

“Il dolore mi aveva trasformato da una persona molto estroversa in una persona estremamente introversa”, afferma. “Mi sentivo impotente, senza speranze e temevo che sarebbe stato così per il resto della mia vita”.

Il personale sanitario che aveva in cura Wendy tentò numerose terapie per alleviare il dolore, inclusi farmaci, chirurgia, agopressione, blocchi spinali, cortisonici e stimolazione elettrica transcutanea del nervo.

“Niente funzionò”, dichiara Wendy. “Ero preoccupata di poter sviluppare una dipendenza dagli antidolorifici. Ma più di ogni altra cosa, desideravo funzionare come una persona normale e in salute”.

Possibilità della neurostimolazione

Wendy fu indirizzata a uno specialista in materia di gestione del dolore che le parlò della neurostimolazione per il dolore cronico. Il primo passo per stabilire se la terapia avrebbe funzionato per Wendy era un test di screening ambulatoriale. Consegnarono a Wendy un neurostimolatore esterno temporaneo da utilizzare per 7 giorni.

“Il test di screening fu come un insperato raggio di sole”, ammette Wendy. “Arrivai a casa nel pomeriggio e quella stessa notte presi solo una compressa contro il dolore. Il mattino successivo mi alzai, iniziai a camminare e mi accorsi di non provare dolore! Era la prima volta da anni!”

Diversi giorni dopo, nell'agosto del 2003, Wendy si sottopose all'intervento per l'impianto del neurostimolatore.

Rischi della neurostimolazione

Prima dell'operazione, il medico di Wendy discusse con lei dei rischi chirurgici, incluse, ad esempio, le complicanze dell'anestesia, infezione ed emorragia epidurale.

Fortunatamente, Wendy non sperimentò nessuna di tali complicanze. Tuttavia, data l'elevata richiesta di energia (teneva il dispositivo acceso tutto il giorno, ogni giorno), Wendy dovette sostituire il dispositivo due volte. La prima volta nel 2004 e poi di nuovo nel 2005, quando le fu impiantato un dispositivo ricaricabile.

Wendy sa che può verificarsi, sebbene di rado, un cambiamento indesiderato nella stimolazione, descritto da alcuni come “scomodo”. Altri hanno sperimentato la paralisi, l'erosione della cute nel sito di impianto, un malfunzionamento dell'hardware o la migrazione dell'elettrocatetere e la perdita di sollievo dal dolore.

Tornare a vivere

Dall'intervento, Wendy ha ripreso a praticare alcune delle sue tante attività sportive. Dorme la notte. Va a trovare gli amici. Ha terminato gli studi e ora ha un lavoro. Fa escursioni e va in bicicletta.

“Ci sono alcune cose – come sciare – che potrei non essere più in grado di fare perché la lesione alla caviglia non potrà mai considerarsi completamente guarita”, spiega Wendy. “Ma la neurostimolazione mi ha procurato un sollievo dal dolore dell'80%”.

“È incredibile quanto io abbia recuperato il mio senso dell'umorismo”, continua Wendy. “È bello sapere che esistono modi per alleviare il dolore”.

Questa testimonianza riflette un'esperienza personale. Non tutte le persone potrebbero ottenere lo stesso risultato clinico. Ti consigliamo di confrontarti con il tuo specialista di riferimento per considerare tutte le opzioni terapeutiche.

Ultimo aggiornamento: 22 09 2010

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