La storia di Leslie

"Sono cresciuta pensando che la gente sviene perché è debole", racconta Leslie, 34 anni, ex Miss America; "perciò, dopo uno svenimento, ero abituata a rimettermi in piedi e ad andare avanti".

Questo almeno fino a che la sorella rischiò la vita, episodio che spinse Leslie a prendere sul serio la sua salute e i suoi mancamenti. Cheri, la sorella di Leslie, ebbe un collasso mentre accompagnava due dei suoi figli a scuola in auto. Fortunatamente, un vicino che la seguiva sapeva come eseguire una rianimazione cardiopolmonare e riuscì a fare ripartire il cuore della donna.

Il giorno successivo, a Cheri fu diagnosticata un'aritmia veloce, ossia un battito irregolare, chiamata per la precisione tachicardia ventricolare. Queste aritmie possono essere considerate la causa della maggior parte degli arresti cardiaci improvvisi negli Stati Uniti.

Sei settimane più tardi, proprio mentre i familiari si stavano riprendendo dallo shock di aver quasi perso Cheri, Leslie ebbe uno svenimento mentre faceva acquisti. Questa volta, però, Leslie decise di andare a fondo della questione. Né Leslie né le sue tre sorelle, tutte trentenni, potevano ignorare il fatto che otto zie e la nonna fossero morte tutte per ragioni non meglio definite prima dei cinquant'anni.

Per evitare che la storia si ripetesse, il medico suggerì una serie di test. Alcuni fornirono degli indizi, ma nessuno spiegò la causa delle perdite di coscienza. Per escludere o confermare definitivamente un problema di ritmo cardiaco, fu dunque proposto l'impianto di un dispositivo di monitoraggio Medtronic, inserito sottopelle nella porzione superiore sinistra del torace della donna. Se si fosse verificato un ennesimo svenimento, il dispositivo avrebbe registrato il comportamento del cuore.

Non trascorse molto tempo prima che Leslie perdesse nuovamente i sensi, mentre si trovava nel cortile di casa. Il marito, Merv, provvide subito a posizionare un piccolo attivatore portatile sopra il petto della donna, in corrispondenza del monitor cardiaco, comandando così al dispositivo di registrare i ritmi cardiaci prima, durante e dopo lo svenimento. Poco più tardi, Leslie si recò dal medico con i dati raccolti.

Con suo grande sollievo, i risultati mostrarono che le perdita di sensi non era dovuta a un'anomalia del ritmo cardiaco e che, a differenza di sua sorella, Leslie non avrebbe avuto bisogno di un defibrillatore. Il medico, piuttosto, le prescrisse un farmaco per mantenere sotto controllo la frequenza cardiaca e uno per incrementare il volume di sangue circolante.

Dall'ultimo svenimento è trascorso ormai un anno. "Devo molto al dispositivo di monitoraggio", racconta entusiasticamente Leslie. "Il suo contributo è stato decisivo".

Dati in archivio.

Questa testimonianza riflette un'esperienza personale. Non tutte le persone potrebbero ottenere lo stesso risultato clinico. Ti consigliamo di confrontarti con il tuo specialista di riferimento per considerare tutte le opzioni terapeutiche.

Ultimo aggiornamento: 16 11 2010

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