La storia di Linda

Linda, heart failure patient

Linda e l'insufficienza cardiaca

Linda ha lavorato per quasi trent'anni come responsabile delle relazioni pubbliche presso la United States Air Force. Per lei, una dieta sana e l'attività fisica erano più di uno stile di vita, erano il suo lavoro. Di conseguenza, quando cominciò a sentirsi insolitamente stanca e ad avere palpitazioni al cuore, interpretò gli eventi come un segno del fatto che avesse bisogno di fare più attività fisica.

I sintomi, tuttavia, anziché migliorare andarono sempre più peggiorando e nell'arco di un anno si aggravarono fino a causare una serie di episodi di quasi svenimento. Per via dell'età e dell'eccellente anamnesi medica, inizialmente si credette che i sintomi di Linda fossero il risultato di un'eccessiva assunzione di caffeina e di ripetuti attacchi influenzali. Un mese più tardi, però, i sintomi divennero insostenibili e il medico acconsentì a eseguire i test necessari per escludere un problema cardiaco.

La rivelazione della condizione cardiaca

Linda fu sottoposta a un ecocardiogramma per misurare la frazione di eiezione cardiaca, vale a dire la percentuale di sangue pompato in circolo dal cuore a ogni battito cardiaco. Quella di Linda era del 25 percento, valore che evidentemente meritava immediata attenzione.

Una frazione di eiezione inferiore al 40 percento può infatti indicare una debolezza del muscolo cardiaco e significa che il cuore non è più in grado di pompare il sangue in maniera adeguata per fare fronte alle esigenze dell'organismo.

Una radiografia del torace evidenziò inoltre che il cuore di Linda era ingrossato e ulteriori esami portarono a una diagnosi di cardiomiopatia dilatativa, una condizione grave in cui il muscolo cardiaco si indebolisce perdendo forza.

Non appena appresa la notizia, Linda cercò di documentarsi su Internet e ciò che scoprì non le piacque. All'epoca si stimava che il 50 percento dei soggetti con cardiomiopatia dilatativa avesse un'aspettativa di vita non superiore ai cinque anni dal momento della diagnosi.

“Ho pensato, ‘non può essere’. Mangio sano, faccio attività fisica, non fumo e non bevo. Com'è possibile che abbia un problema cardiaco tanto grave?”.

Linda è sposata e ha tre bambini. “Chiesi al medico se ci sarei stata per vedere la cerimonia di diploma del mio figlio più piccolo.” Suo figlio, allora, aveva 13 anni. La risposta del medico non fu molto incoraggiante. “Mi rispose ‘dovrebbe’”.

Linda era spaventata ma si fece forza per la sua famiglia, spiegando ai figli che aveva un problema al cuore, ma che con le medicine sarebbe stata bene. Non fu altrettanto facile convincere il marito, Wayne, che nel frattempo aveva fatto ricerche su Internet.

“Era particolarmente preoccupato”.

A Linda furono prescritti vari farmaci e, con grande sollievo suo e del marito, i sintomi cominciarono a migliorare immediatamente.

Ciò malgrado, Linda si sentiva mancare l'energia necessaria per gestire il suo lavoro di Responsabile delle comunicazioni strategiche dell'Air Force e optò per il pensionamento.

Il ritorno dei sintomi e la scelta del dispositivo cardiaco

In pensione, Linda ebbe modo di riposarsi di più. Continuò a tenersi in allenamento e a uscire due volte al giorno per camminare. Lei e il marito decisero di iniziare qualcosa di nuovo, ballo da sala. Negli anni immediatamente seguenti, però, la sua frazione di eiezione cominciò a calare. Verso la fine del 2005 il cuore di Linda iniziò nuovamente a ingrossarsi e lei a stancarsi con maggiore facilità. Si vide costretta a ridurre la durata delle passeggiate da 45 a 20 minuti e non fu più in grado di proseguire con le lezioni settimanali di ballo.

Preoccupato che le condizioni in via di deterioramento di Linda potessero portare allo sviluppo di un ritmo cardiaco irregolare e a un arresto cardiaco improvviso, il cardiologo consigliò alla sua paziente il ricorso alla terapia di risincronizzazione cardiaca (CRT) con un dispositivo di defibrillazione, che avrebbe migliorato il funzionamento del cuore e trattato eventuali ritmi cardiaci pericolosamente accelerati, rallentati o irregolari.

Linda acconsentì e, nel febbraio del 2006, ricevette un pacemaker Medtronic con funzioni di defibrillazione.

La risoluzione dei sintomi

Da quando le è stato impiantato il pacemaker con defibrillazione per il trattamento dell'insufficienza cardiaca, Linda è di nuovo in grado di seguire i suoi corsi di ballo e di passeggiare per 45 minuti al giorno.

“È davvero un'ottima cosa. Mi sento come se mi fossi regalata un sacco di tempo extra”.

Questa testimonianza riflette un'esperienza personale. Non tutte le persone potrebbero ottenere lo stesso risultato clinico. Ti consigliamo di confrontarti con il tuo specialista di riferimento per considerare tutte le opzioni terapeutiche.

Ultimo aggiornamento: 16 11 2010

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