La storia di Janet

Janet, heart failure patient

Janet e l'insufficienza cardiaca

Provate a cercare Janet oggi: la troverete a giocare con i nipoti, a passeggiare sul lungolago o in bici, in barca o intenta ad aiutare un vicino. La figlia la descrive come un "concentrato di energia".

Eppure, diversi anni fa Janet pensò di essere giunta alla fine dei suoi giorni, affetta da una grave insufficienza cardiaca. Janet attribuisce il merito del suo ritorno alla vita all'accostamento della terapia farmacologica a un dispositivo Medtronic in grado di combinare terapia di risincronizzazione cardiaca e di defibrillazione. "Mi ha ridato la vita", racconta.

Attraversare la stanza e trovarsi senza fiato

C'è stato un tempo in cui Janet era la salute in persona. Conduceva una vita attiva, praticava corsi di aerobica e camminava per 5 chilometri al giorno lungo il lago su cui si affaccia la sua città, cercando di seguire una dieta sana. Con il tempo, tuttavia, cominciarono a comparire segni allarmanti. Le bastava leggere ad alta voce per sentirsi senza fiato e iniziò a incontrare difficoltà durante gli esercizi di aerobica che fino a poche settimane prima aveva sempre eseguito senza problemi. Alla fine, Janet non fu nemmeno più in grado di passeggiare sul lungolago senza fare delle soste per riposarsi.

La preoccupazione, tuttavia, non era per se stessa: il marito aveva un tumore che lo stava uccidendo e la priorità di Janet era riuscire ad accudirlo fino all'ultimo. All'epoca, le sembrò logico addurre lo stress emotivo a cui era sottoposta a giustificazione del senso di stanchezza. Ora, però, non ne è più sicura. "È estremamente difficile distinguere il fisico dall'emotivo", spiega.

Si sentiva a corto di energie. "Se qualcuno veniva a farci visita, dato che viviamo su due livelli, l'ospite si trovava a dover correre su e giù anche per me". Con il passare del tempo, racconta, "la situazione è peggiorata a tal punto che non riuscivo ad arrivare all'altro capo della stanza senza sentirmi senza fiato. A lungo mi sono rifiutata di credere che avessi un'insufficienza cardiaca".

La necessità di un cuore nuovo

Fu grazie all'insistenza dei familiari che Janet si decise infine a consultare un medico. Non essendo riuscita a superare un esame sotto sforzo, venne ricoverata in ospedale con una diagnosi di cardiomiopatia, termine medico utilizzato per descrivere una malattia del cuore. Janet era affetta da insufficienza cardiaca. La frazione di eiezione, ossia la quantità di sangue pompato in circolo dal cuore, era scesa al 16 percento (un cuore sano presenta valori pari o superiori al 50 percento).

Il medico prescrisse alla paziente una serie di medicine, ma le lasciò poca o nessuna speranza. "Mi disse di andare a casa. Non c'era nulla che potessero fare per me al di fuori di un trapianto di cuore", racconta Janet. "Mi dissero di godermi ogni singolo giorno".

Poi il marito morì. Janet mise ordine nelle questioni finanziarie, convinta che non le rimanesse molto tempo da vivere. "Pensavo che non mi restasse nemmeno un anno".

I suoi familiari non avevano però alcuna intenzione di stare a guardare con le mani in mano mentre Janet si spegneva. Le figlie fecero delle ricerche su Internet per trovare possibili trattamenti alternativi e diedero a Janet vari numeri di telefono da chiamare.

Il contributo dei medicinali

All'inizio di agosto Janet si recò da un cardiologo, che programmò, di lì a poche settimane, l'impianto di un particolare dispositivo Medtronic che, combinando la terapia di risincronizzazione cardiaca con un defibrillatore, l'avrebbe protetta dal rischio di arresto cardiaco improvviso. Nel frattempo, i medici di Janet iniziarono a modificare la terapia farmacologica e i dosaggi. "Rimasero profondamente stupiti nel constatare la ridotta quantità di farmaci che stavo assumendo", racconta Janet.

La nuova strategia farmacologica si dimostrò efficace. Alla fine di settembre, termine per il quale era stato programmato l'impianto del dispositivo, Janet era di nuovo in grado di percorrere un chilometro e mezzo sul tapis roulant. I medici non avrebbero saputo dire quanto l'intervento sarebbe stato di aiuto perché la paziente stava già facendo grandi progressi, ma per via dei suoi problemi di cuore decisero che "se qualcuno meritava un pacemaker, quel qualcuno era lei".

Alcuni, dopo l'impianto del dispositivo, avvertono subito la differenza, spiega Janet. "La notano non appena si svegliano".

Ma non Janet. La procedura di impianto, più lunga del solito, l'aveva sfinita. Il braccio le doleva e si sentiva stanca e debole. Era convinta di avere commesso un errore nell'accettare di sottoporsi all'intervento. "Mi sentivo estremamente scoraggiata".

Vivere una "vita normale"

I familiari la esortarono a dare tempo al tempo. E in effetti la salute di Janet, lentamente ma costantemente, migliorò. A gennaio, Janet riuscì a guidare fino in Florida e, durante il primo mese che vi trascorse, arrivò a percorrere un chilometro e mezzo sulla spiaggia. Ad aprile, era di nuovo in grado di camminare per 8 chilometri.

Per la prima volta dopo svariati mesi, Janet tornò a sentirsi in forze e ritrovò l'entusiasmo di vivere. Indossò l'abito della domenica e si fece aggiustare i capelli. La gente non mancò di notare il cambiamento del colorito, ora non più "grigio", e di complimentarsi per il suo aspetto.

Janet è convinta che sia stato merito della combinazione della terapia di risincronizzazione cardiaca con la terapia farmacologica se è riuscita a recuperare la sua indipendenza e a ritrovare la sua vita di sempre. "Ora nessuno mi deve più aspettare. Posso andare a fare la spesa di tutti i giorni senza sentirmi stanca. Posso guidare e fare ciò che fa il resto della gente. Posso giocare con i miei nipoti e passeggiare sulla spiaggia".

Janet raccomanda pazienza a coloro che si sottopongono a questa terapia. "Datele una possibilità, fate ciò che indicano i dottori. Prendete le medicine. A chi sta valutando di sottoporsi a questa procedura, e se questo qualcuno ne ha bisogno tanto quanto ne ho avuto bisogno io, consiglio di concentrarsi sull'idea di poter tornare a essere di nuovo indipendenti".

Sentirsi bene

Il maggiore beneficio della terapia di risincronizzazione cardiaca per Janet? "Poter vivere una vita normale", ci spiega. "Ieri sera ho fatto compere fino a tardi con i miei nipoti e poi siamo andati a cena fuori. Un anno fa, non ci sarei riuscita. Adesso, invece, posso fare tutto ciò che fanno loro".

Janet è tornata a godersi la vita. "Oggi, seduta qui, quasi nemmeno ricordo di avere un problema di cuore" afferma. "Mi sento così bene".

Questa storia racconta l'esperienza di una paziente sottoposta a terapia di risincronizzazione cardiaca per un'insufficienza cardiaca da moderata a grave con dissincronia ventricolare. Medtronic, Inc. ha invitato questa persona a condividere il suo caso. Si rammenta che le esperienze riportate sono specifiche del singolo paziente. I risultati possono variare, così come le reazioni.

Questa testimonianza riflette un'esperienza personale. Non tutte le persone potrebbero ottenere lo stesso risultato clinico. Ti consigliamo di confrontarti con il tuo specialista di riferimento per considerare tutte le opzioni terapeutiche.

Ultimo aggiornamento: 16 11 2010

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