La storia di Tracey

Il 21 gennaio 1995 Tracey è morta. La serata era cominciata in maniera del tutto normale, o almeno questo è ciò che le è stato raccontato (lei, infatti, non ha memoria degli eventi accaduti quella sera né durante la maggior parte della settimana seguente). Aveva appena terminato la registrazione in studio del suo programma televisivo, "Almost Live!", quando, ancora in scena insieme agli altri attori, fece solo in tempo ad accennare un "Non mi sento molto..." prima di cadere priva di sensi. Più di cento persone assistettero divertite. In fondo, si trattava di uno sketch che parodiava ER. Non potevano sapere che Tracey, in realtà, stava avendo un arresto cardiaco improvviso. Pensarono che si trattasse semplicemente di una prova di recitazione. Nessuno, del resto, avrebbe mai potuto immaginare che una trentenne in salute e in forma smagliante come Tracey potesse letteralmente cadere morta sotto gli occhi degli astanti. Ma i membri del suo cast sapevano che quella caduta non era programmata. Dopo un primo momento di paura e confusione fu chiamato il 911, che eseguì la rianimazione cardiopolmonare e infine sottopose la donna a defibrillazione.

Dopo un'ulteriore rianimazione cardiopolmonare, l'infusione endovenosa di farmaci per il cuore e sei shock di defibrillazione con un defibrillatore esterno semiautomatico i medici riuscirono a ripristinare un battito cardiaco vitale. Seguirono otto giorni di ricovero, durante i quali Tracey fu sottoposta a chirurgia e a cure eccezionali. Alla fine la donna fu dimessa, ma non prima di averla dotata del suo personale salvavita: un defibrillatore impiantabile inserito nel torace che avrebbe monitorato ogni suo battito. Oggi Tracey porta un defibrillatore impiantabile tecnologicamente più avanzato, programmato per erogare uno shock salvavita il momento in cui dovesse sviluppare di nuovo una fibrillazione ventricolare, una delle forme più fatali di aritmia cardiaca.

"Questa esperienza ha cambiato soprattutto il mio modo di intendere le priorità della vita, facendomi comprendere l'importanza di lavorare in sinergia con i medici che mi seguono, nonché rendendomi consapevole della responsabilità di dover rispettare i miei pensieri e miei sentimenti anziché metterli a tacere semplicemente per evitare un conflitto o situazioni spiacevoli", racconta Tracey. "Credo che lo stress indotto dall'adrenalina abbia certamente contribuito al mio cortocircuito cardiaco. Senza dubbio l'umorismo ha favorito molto la guarigione: non è solo il mio lavoro, è nel mio DNA".

Questa testimonianza riflette un'esperienza personale. Non tutte le persone potrebbero ottenere lo stesso risultato clinico. Ti consigliamo di confrontarti con il tuo specialista di riferimento per considerare tutte le opzioni terapeutiche.

Ultimo aggiornamento: 16 11 2010

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