La storia di Kent

Kent, lumbar degenerative disc disease patient

Kent e la discopatia degenerativa lombare

Kent è stato un quarterback della National Footbal League per più di dieci anni, una carriera invidiabile, sogno di molti bambini, e di molti adulti. Un dolore debilitante alla schiena lo costrinse a chiudere definitivamente con il professionismo e quando arrivò al punto di non potere neanche toccare una palla per giocare con i propri figli, decise che era giunto il momento di trovare un modo efficace per sconfiggere il suo acerrimo nemico, il dolore.

Dedicatosi al football sin dalla più tenera età, a 34 anni Kent aveva giocato nei New York Giants, nei Pittsburgh Steelers, nei Washington Redskins, nei Jacksonville Jaguars e nei Phoenix Cardinals. 

A livello professionistico, qualsiasi sport richiede grandi sacrifici anche agli atleti più in forma, ma per un giocatore di football americano professionista che punta a una carriera brillante, l'allenamento è intenso, particolarmente brutale e può favorire una degenerazione del disco come quella di Kent. Oltre agli allenamenti, ai ritiri e ai playbook della squadra, il dolore acuto alla schiena, gli spasmi e la debolezza muscolare divennero presto parte integrante della vita di Kent.

Vivere con il dolore

"Avvertii i primi sintomi quando ancora giocavo con i Jaguars", spiega Kent. "Ogni volta che dovevo fare un drop-back durante una partita, la mia gamba sinistra era completamente indolenzita e strascicava. Il dolore lombare alla schiena e gli spasmi muscolari iniziarono poco dopo. Le cose continuavano a peggiorare e per molto tempo pensai che avrei solo dovuto portare pazienza".

Ai tempi la discopatia degenerativa di Kent non fu diagnosticata, perciò, su istruzione del suo allenatore, cercò di alleviare il dolore con impacchi caldi e freddi, sedute di fisioterapia, trattamenti antinfiammatori, farmaci e risonanza magnetica. 

"Il dolore era così forte che non sopportavo nemmeno che qualcuno mi toccasse la schiena. Non riuscii più neanche a farmi fare i massaggi perché mi provocavano spasmi alla schiena", afferma Kent.

Oltre a interferire con la sua occupazione, i dolori stavano anche rovinando la vita familiare di Kent. 

"Ho quattro figli e arrivai al punto da non riuscire nemmeno a prenderli in braccio e a fare tante altre cose che fa comunemente un padre. Inoltre, allenavo a titolo gratuito i bambini della squadra di football locale e anche questa attività divenne difficoltosa perché non riuscivo più a stare in piedi e a camminare per il campo".

I dolori, gli spasmi muscolari e tutti gli altri sintomi si aggravarono talmente tanto che Kent iniziò a risentirne anche emotivamente. 

"Ero sempre in preda ad alti e bassi. Stavo bene per un paio di giorni e poi ero bloccato a letto dal dolore per altri tre o quattro. Il dolore si era impossessato di me e a volte ero in preda allo sconforto. Cercavo di lottare costantemente, ma lui continuava a vincere".

Kent ammette che questa situazione fu il fattore decisivo per cui decise di ritirarsi dal football professionistico. "A quel punto pensai che il mio corpo mi stesse dicendo che era meglio darci un taglio".

Nonostante tutte queste difficoltà, Kent era totalmente contrario alla chirurgia vertebrale, sebbene ben due specialisti gli avessero consigliato di ricorrere alla fusione spinale. "Provai ogni tipo di fisioterapia possibile perché non volevo che nessuno armeggiasse con la mia schiena", afferma.

Una gita a Phoenix per il giorno del ringraziamento gli fece cambiare idea. 

"Feci un giro in fuoristrada con i miei figli, che mi debilitò al punto da rovinarmi tutto il resto della vacanza. Fu così che mi resi finalmente conto che il dolore aveva avuto la meglio su di me e che era giunto il momento di fare qualcosa. I medici mi avevano consigliato per ben due anni di sottopormi a chirurgia vertebrale. Tutta colpa della mia testardaggine".

Preparazione all'intervento

Kent smise di avere riserve nei confronti del trattamento chirurgico e incontrò il chirurgo Richard G. Fessler, medico e ricercatore presso il dipartimento di Neurochirurgia dell'Università di Chicago. 

"Un mio vicino di casa e paziente del Dr. Fessler mi parlò di lui e riuscii ad avere un appuntamento grazie al mio medico di base. Dopo l'incontro, decisi senza esitazione di sottopormi a chirurgia vertebrale. Ero rimasto impressionato dall'innovatività delle tecnologie impiegate".

La fusione spinale comporta la rimozione del materiale del disco degenerato e la fusione, o unione, delle vertebre adiacenti allo spazio discale. Per favorire la crescita ossea nel sito di fusione, si ricorre a un innesto osseo o a una piccola porzione di materiale osseo. 

In genere, i chirurghi ricavano questo materiale di innesto da un donatore (alloinnesto) o dall'anca del paziente (autoinnesto), mediante un ulteriore intervento chirurgico. Il chirurgo di Kent, tuttavia, realizzò la fusione spinale tra i dischi intervertebrali lombari utilizzando un innesto osseo a gabbia lombare.

Questo innesto osseo era composto dalla proteina-2 morfogenetica ossea umana ricombinante (rhBMP-2), la versione sintetica di una proteina naturale normalmente presente nel corpo, in grado di stimolare la formazione dell'osso.

Grazie all'utilizzo di un innesto osseo dotato di gabbia lombare, Kent non dovette subire un ulteriore intervento per il prelievo di materiale osseo necessario per l'innesto. "Mi era stato detto che quel tipo di intervento è molto doloroso e fui davvero felice di non doverlo sperimentare sulla mia pelle", dice Kent.

Verso la guarigione

Ripensando alla sua guarigione, Kent ricorda che inizialmente il percorso fu molto duro. Aveva forti dolori muscolari, un effetto collaterale molto diffuso nei pazienti estremamente allenati. 

"Il Dr. Fessler mi disse che era una situazione molto ricorrente nei ragazzi muscolosi come me dopo un intervento di chirurgia vertebrale. È l'insolito rovescio della medaglia dell'essere fisicamente in forma".

Dopo l'intervento Kent rimase in ospedale per una settimana, periodo entro cui fu in grado di alzarsi e camminare. 

"Già in quel momento sentii che la mia schiena era molto più stabile", afferma. 

Lavorando per conto proprio come intermediario finanziario da quando aveva "barattato" la sua divisa da football per un completo giacca e cravatta, Kent fu in grado di riprendere il lavoro non appena tornato a casa. 

"Volevo solo poter stare comodo sulla mia sedia", afferma. "Ero in grado di guidare e di fare quasi tutto il necessario per affrontare la giornata. Dovevo solo stare attento, non potevo piegarmi o sollevare nulla per 6 settimane, fino a che il medico mi avesse detto che stavo guarendo".

Ora, a 6 mesi dall'intervento, Kent dice di essere quasi completamente libero dal dolore e di avvertire solo una lieve debolezza alla gamba. 

"La gamba sinistra è ancora un po' debole, ma ha già fatto notevoli passi in avanti e continuerà a migliorare. In ogni caso, la cosa più importante è che ora sono tornato a essere un vero padre. Posso giocare a palla con i miei figli, riesco a fare canestro e a fare giardinaggio. 

Sto anche giocando a tennis e a golf, ma senza esagerare come quando correvo per 6-8 km ogni giorno. Quella sarà la prova finale, ma non sono ancora pronto".

Nonostante le preoccupazioni iniziali e il dolore muscolare postoperatorio, Kent è davvero felice di essersi sottoposto all'intervento di chirurgia vertebrale e ora lo consiglia a chiunque abbia ricevuto gli stessi suggerimenti dal proprio medico. 

"Anche mentre venivo dimesso dall'ospedale pensai di essere felice di averlo fatto. Inoltre, il periodo di recupero è stato nel complesso sorprendente. Lo staff del Dr. Fessler è stato eccellente, così come la loro assistenza".

Dopo un recupero così sorprendente, Kent confessa che a volte sogna di tornare alla carriera sportiva professionistica, ma per ora preferisce dedicare tutte le sue energie a obiettivi meno ambiziosi ma di uguale importanza. 

"La tentazione è forte e la mia gamba sta davvero bene in questi giorni. Ma è da tantissimo tempo che non mi alleno come si deve e per ora sto cercando di perdere peso e di tornare in forma".

Questa testimonianza riflette un'esperienza personale. Non tutte le persone potrebbero ottenere lo stesso risultato clinico. Ti consigliamo di confrontarti con il tuo specialista di riferimento per considerare tutte le opzioni terapeutiche.

Ultimo aggiornamento: 12 12 2010

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