La storia di Josh

Quando diagnosticarono a Josh una spondilolistesi, o scivolamento vertebrale, dopo che si fu procurato una lesione al dorso mentre giocava a rugby al liceo, il medico gli consigliò un intervento di chirurgia vertebrale per stabilizzare il segmento. All'epoca, la risposta di Josh fu un categorico: “Assolutamente no!”

“Avevo sentito dire che ci sarebbe voluto un anno per guarire e che non sarei stato in grado di praticare nessuna delle attività a cui mi dedicavo allora – rugby, bicicletta, corsa e snowboard”, rammenta l'ormai 31enne infermiere specializzato. 

“All'epoca, il pensiero di dover rinunciare a qualcosa che amavo fare per un intero anno era qualcosa di inaccettabile. Non avevo intenzione di aspettare un anno per nessun motivo”.

Vivere con il dolore

Durante gli anni del college, Josh continuò a praticare il rugby e altri sport di contatto, oltre alla bici, alla corsa e allo snowboard, gestendo il dolore con la fisioterapia ed esercizi di stretching. Alla fine, questa strategia smise di funzionare. 

“Dopo un paio di partite, la parte inferiore del dorso mi doleva al punto che dovetti rimanere a letto per un giorno e mezzo”, dichiara Josh. La chirurgia vertebrale, tuttavia, non era ancora da prendere in considerazione per quel che lo riguardava.

Josh decise invece che era arrivato il momento di ridurre il tempo dedicato agli sport da contatto per dedicarsi ad attività a più basso impatto, come rafforzamento muscolare, calisthenics e arti marziali “soft”, focalizzate sulla flessibilità e la meditazione. 

“Praticavo queste attività diverse volte a settimana e credo che mi abbiano permesso di andare avanti più di quanto avrei potuto fare senza", afferma Josh. Ma non potevo lasciar perdere lo snowboard – mi limitai a eliminare le mosse ad alto impatto”.

Josh si iscrisse alla scuola infermieristica e dopo la laurea prese servizio al pronto soccorso. Dopo due anni, si accorse che, pur amando il suo lavoro, richiedeva uno sforzo eccessivo alla schiena. “Ero sempre in piedi e il dolore alla zona lombare stava notevolmente peggiorando”.

Le condizioni di Josh si aggravarono ulteriormente dopo che fu investito da un'auto mentre guidava la motocicletta. Il suo femore – l'osso nella parte superiore della gamba – si ruppe a causa dell'incidente e venne stabilizzato con una barra in titanio. 

“Mi ci vollero un paio di anni per ristabilirmi”, dichiara. “Fui in grado di riprendere alcune delle mie attività – lo stretching, la meditazione e le arti marziali. Ma le cose non andavano bene. Avevo ancora il dolore alla parte inferiore del dorso e all'area del nervo sciatico e avevo come la sensazione che qualcuno mi puntasse una fiamma ossidrica sull'anca”.

Poiché il dolore alla schiena e all'anca continuavano a persistere anche dopo che la barra utilizzata per riparare la gamba era stata rimossa, Josh si rivolse a un altro medico per avere un secondo parere, il quale disse: “Diamo un'occhiata alla tua schiena”.

Un esame obiettivo e test diagnostici, tra cui raggi X e risonanza magnetica (RM), rivelarono la fonte dei problemi di Josh. 

La spondilolistesi che gli era stata diagnostica al liceo era progredita a tal punto, che le faccette articolari (le articolazioni che collegano le vertebre adiacenti) delle vertebre L5/S1 erano completamente scollegate e il disco tra le due vertebre danneggiato. 

“Avevo una perdita quasi completa dello spazio e dell'altezza discale, accompagnata da discopatia degenerativa e scivolamento vertebrale”, racconta.

Considerare la chirurgia

Josh era pronto a considerare l'ipotesi di un intervento di chirurgia vertebrale. 

“Ai tempi del liceo, quando la patologia mi fu diagnosticata per la prima volta, non sapevo niente della chirurgia vertebrale se non quello che mi disse il medico all'epoca", spiega Josh. Ma dopo aver iniziato a lavorare in campo sanitario e dopo aver fatto delle ricerche, scoprii che c'erano diversi problemi a carico della colonna vertebrale che potevano essere gestiti efficacemente con la chirurgia. E che quello che avevo fatto non avrebbe più funzionato”.

La spondilolistesi è una condizione in cui una vertebra scivola in avanti rispetto a quella adiacente. In alcuni soggetti, lo scivolamento è talmente minimo che non sanno nemmeno di averlo e non presentano alcun sintomo. In altri, come Josh, la gravità dello scivolamento è tale che le vertebre si distaccano completamente o quasi l'una dall'altra, comprimendo il midollo spinale o i nervi e producendo alcuni dei sintomi più comuni, come dolore alla schiena e/o alle gambe. 

La discopatia degenerativa fa parte del normale processo di invecchiamento ed è fondamentalmente un termine collettivo per indicare le condizioni che possono svilupparsi – l'ernia del disco, ad esempio, o la stenosi spinale – quando i dischi intervertebrali perdono la loro flessibilità, elasticità e potere ammortizzante. 

Secondo il parere del medico di Josh, lo scivolamento si è probabilmente sviluppato quand'era bambino e la degenerazione discale si è aggravata nel corso degli anni a causa degli sport di contatto che praticava al liceo e al college.

Josh venne indirizzato al Dr. Jeffrey Kleiner , consulente in chirurgia vertebrale di Aurora, CO, che consigliò una procedura chirurgica chiamata fusione intervertebrale lombare. La fusione spinale comporta la rimozione del materiale del disco degenerato e la fusione, o unione, delle vertebre adiacenti allo spazio discale. Per favorire la crescita ossea nel sito di fusione, si ricorre a un innesto osseo o a una piccola porzione di materiale osseo.

In genere, questo materiale di innesto viene ricavato da un donatore (alloinnesto) o dall'anca del paziente (autoinnesto), mediante un ulteriore intervento chirurgico che può essere doloroso e non rientrare nel miglior interesse del paziente. Il chirurgo vertebrale di Josh, tuttavia, utilizzò un innesto osseo dotato di un dispositivo di fusione intervertebrale filettato in titanio di Medtronic. 

Questo innesto osseo era composto dalla proteina-2 morfogenetica ossea umana ricombinante (rhBMP-2), la versione sintetica di una proteina naturale normalmente presente nel corpo, in grado di stimolare la formazione dell'osso. 

Grazie all'utilizzo di un innesto osseo dotato di gabbia lombare, Josh non dovette subire un ulteriore intervento per il prelievo di materiale osseo necessario per l'innesto.

L'intervento di chirurgica vertebrale fu eseguito in anestesia totale e Josh potè lasciare l'ospedale dopo 2 giorni di ricovero. Nei 3 mesi successivi, i sintomi migliorarono mentre la schiena iniziava a guarire. Nell'arco di un mese, Josh era in grado di camminare per circa 5 km al giorno. 

“Il recupero dall'intervento ha richiesto tempo e tenacia”, ammette Josh. “Mi ha aiutato il fatto di osservare scrupolosamente i miei limiti e di reindirizzare le mie energie non tanto su una maggiore funzionalità, ma su una migliore funzionalità”.

Verso la guarigione

Ogni mese, Josh aveva appuntamento con il Dr. Kleiner per una visita di follow-up, durante la quale il medico monitorava la crescita ossea nel sito di fusione. 

“Mi era stato detto che ci sarebbero voluti almeno 3 mesi per notare un'effettiva crescita ossea ed io ero piuttosto preoccupato perché, nella mia mente, erano necessari esercizi di carico per sviluppare densità ossea ed io non ero in grado di farli durante il periodo di guarigione”, racconta. “Ma dopo 3 mesi, ecco che l'osso era cresciuto”.

Oggi, a 9 mesi di distanza dall'intervento di chirurgia vertebrale, Josh afferma di essere “quasi ritornato alla normalità”.Poiché il lavoro di infermiere era faticoso dal punto di vista fisico ed essendogli stato proibito qualsiasi tipo di piegamento, sollevamento o torsione durante il periodo di guarigione immediatamente dopo l'intervento, Josh si prese due mesi di permesso per malattia. 

Ora è tornato al lavoro e ha ripreso molte delle attività fisiche che lo hanno sempre aiutato durante i momenti più difficili della malattia, sia a livello mentale che fisico. 

“Ho ripreso le lezioni di arti marziali – niente di affaticante, perlopiù stretching e meditazione. Tocchi le punte dei piedi, mediti e ti rilassi, senti veramente il tuo corpo ed entri in contatto con il tuo respiro. È un'attività salutare per se stessi e per la propria schiena", afferma Josh.

“Ho anche ripreso a nuotare, a fare trekking e ad andare in bicicletta – Vado in bici ogni volta che posso. Ho persino ripreso a fare snowboard, anche se aspetterò ancora un po' prima di tentare dei salti”.

Poiché la fusione spinale fonde due vertebre in una sola unità, all'inizio Josh temeva di poter perdere capacità di movimento in quel punto. “Nel mio caso, non è successo”, ammette. “Riesco a posare i palmi delle mani a terra davanti a me, per cui la flessibilità non se n'è andata. Anzi, continua a migliorare”.

A coloro che sono stati ritenuti idonei alla chirurgia vertebrale, ma che hanno le sue stesse riserve a riguardo, Josh dice che ciò che lo ha aiutato è stato il fatto di concentrarsi sulla vita che voleva condurre piuttosto che sulle paure che spesso non passano.

“Tre mesi del mio tempo in cambio di una vita caratterizzata dal dolore e da una funzionalità sempre più ridotta?” si chiede. “È così che sono riuscito ad evitare tutto ciò”.

Anche per chi ha deciso di affrontare l'intervento, ha dei consigli.

“Finché avete dei limiti, osservateli attentamente, semmai andate oltre”, dichiara. “Non tentate di sollevare una tazza di latte da 1 litro da cui ne è stato bevuto solo un sorso. Cercate di sollevarne la metà.

“Per quanto riguarda le attività, fatevi un piano. Pianificate in anticipo quali attrezzi potete usare e quali esercizi potete svolgere per tenervi in allenamento e restare attivi. Non c'è bisogno di poltrire tutto il giorno. Dovete tenervi in movimento, ma allo stesso tempo osservare scrupolosamente i vostri limiti", dice Josh.

“Nel mio caso, le attività di meditazione, come il tai-chi e lo yoga, e il conditioning mi hanno veramente aiutato a mantere il contatto con il mio corpo, a conservarne la flessibilità. Trovo che la meditazione sia uno dei modi migliori per ottimizzare il periodo di guarigione e la mia futura performance dopo l'intervento”.

Questa testimonianza riflette un'esperienza personale. Non tutte le persone potrebbero ottenere lo stesso risultato clinico. Ti consigliamo di confrontarti con il tuo specialista di riferimento per considerare tutte le opzioni terapeutiche.

Ultimo aggiornamento: 12 12 2010

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