La storia di Rob

Quando Rob, un dirigente assicurativo di 40 anni, iniziò ad avvertire dolore al collo, pensò che facesse parte del normale processo di invecchiamento per una persona così attiva come lui. "Giocavo a softball, andavo in palestra quattro-cinque volte a settimana e allenavo la squadra di baseball di mio figlio", racconta. "Ho pensato che forse stavo solo invecchiando e che volevo fare troppo".

Quando il dolore al collo da moderato divenne acuto, accompagnato da un intorpidimento che si irradiava alla spalla destra, Rob prese un appuntamento dal medico di famiglia, il quale, sapendo quanto fosse attivo, convenne sul fatto che i sintomi erano probabilmente frutto di stress ed eccessivo sforzo fisico.

Vivere con il dolore

Nei mesi successivi, Rob seguì il consiglio del medico di riposare e provò sia analgesici da banco che da prescrizione. Non ottenendo risultati concreti, tentò con la fisioterapia e la chiropratica. "Entrambe mi facevano stare meglio per un po'", afferma, "ma, avendo esperienza in campo assicurativo, mi resi conto che non stavo facendo altro che gestire il dolore. Non stavo veramente trattando la mia condizione, stavo soltanto aiutando me stesso a sopportarla".

Rob continuò a gestire il dolore al collo in modo conservativo per oltre un anno. A quel punto, il dolore intenso e l'intorpidimento a collo e spalle si era esteso all'avambraccio e al polso destro. Rob cercò di stare il più possibile al passo col programma di allenamenti ed esercizi fisici, ma scoprì che combattere il dolore al collo gli lasciava ben poche energie.

"Arrivai a un punto in cui tutto ciò che desideravo fare quando tornavo a casa dal lavoro era distendermi", ricorda Rob. "All'inizio, non riuscivo a rendermi conto che fosse per colpa del dolore e degli altri problemi. Di solito, quando qualcosa fa male, fa male solo in quel punto; poi passa e si sta meglio. Ma stavolta era diverso, influenzava persino il mio comportamento quotidiano.

"Interruppi l'attività di allenatore e rinunciai a giocare a softball, ridussi persino gli allenamenti perché una giornata di lavoro era già sufficiente ad assorbire tutte le mie energie. Non mi restava più niente da dare".

Un pomeriggio, mentre Rob faceva sollevamento pesi in palestra, comparve un nuovo sintomo che fu determinante nel decidere di adottare un approccio più aggressivo per scoprire e trattare la causa dei suoi problemi anziché mascherarla.

"Nel bel mezzo di un esercizio di sollevamento pesi, notai di avere dei problemi a sollevare la parte destra, nonostante io sia destrimano", confessa Rob. "Il dolore e l'intorpidimento si stavano manifestando sotto forma di debolezza, perciò decisi che era necessario prendere dei provvedimenti diversi. Fu allora che tornai dal medico e gli chiesi di indirizzarmi a un neurochirurgo".

Preparazione all'intervento

Rob venne indirizzato al Dr. Joseph Stachniak del Texas Brain and Spine Institute di Plano, in Texas. Un esame obiettivo e una risonanza magnetica (RM) rivelarono la causa dei problemi di Rob: un'ernia del disco tra le vertebre cervicali C6 e C7. Si tratta di una condizione in cui il disco si rompe causando la fuoriuscita del nucleo polposo. Se questo materiale comprime i nervi spinali, può causare dolore, intorpidimento e debolezza sia a livello del collo, sia di altre parti del corpo.

Rob sapeva che la fusione spinale era un trattamento comune per una condizione come la sua, ma non era interessato a questo tipo di chirurgia vertebrale. "La fusione non mi interessava", ammette. "Avevo fatto qualche ricerca sulla chirurgia vertebrale e avevo scoperto che la fusione poteva limitare l'ampiezza dei miei movimenti e mettere sotto stress le vertebre limitrofe. Se quella era la mia unica opzione, sarei tornato dal chiropratico e avrei gestito il dolore come meglio potevo".

Il Dr. Stachniak, tuttavia, gli offrì un'altra alternativa: sostituire il disco cervicale danneggiato con un disco artificiale, un dispositivo ideato per conservare il movimento in corrispondenza delle vertebre trattate. Dopo aver raccolto maggiori informazioni sulla tecnologia e sulla procedura, un tipo di intervento vertebrale chiamato sostituzione discale artificiale, Rob era sicuro che il disco cervicale artificiale fosse la giusta scelta per la sua condizione. "Mi ero informato sui dischi artificiali e sapevo che venivano utilizzati in altre parti del mondo da tempo. Mi sentii incoraggiato da ciò che sapevo e il mio motto a quel punto cambiò e divenne 'Facciamolo'".

"La gente mi chiedeva se ero nervoso, ma non lo ero perché quello poteva essere l'inizio della fine di tutto quello che avevo passato".

Per sostituire il disco intervertebrale danneggiato di Rob, il Dr. Stachniak praticò una piccola incisione nella parte anteriore del collo, creando una piccola apertura tra i muscoli per accedere alle vertebre cervicali. Dopodiché rimosse il materiale discale attraverso l'apertura, inserì il disco cervicale artificiale e suturò l'incisione. L'intervento, minimamente invasivo, fu eseguito in anestesia totale e Bob venne dimesso dall'ospedale il giorno seguente.

L'intervento di sostituzione discale artificiale di Rob ebbe luogo di venerdì e dopo una settimana di convalescenza a casa fu in grado di tornare al lavoro. Per quanto riguarda l'esercizio fisico, il Dr. Stachniak gli consigliò di fermarsi per alcune settimane per dare al sito chirurgico il tempo di stabilizzarsi. "Mi sentii un po' a disagio per un paio di giorni, ma dopo le prime 72 ore avevo poche limitazioni".

Anche la sensazione di intorpidimento svanì e Rob rimase sorpreso della velocità con cui riacquistò la forza muscolare. "Prima della sostituzione discale, il Dr. Stachniak mi aveva chiesto di allungare le braccia davanti a me tenendo i pugni chiusi e di cercare di opporre resistenza mentre tentava di abbassarli. Riuscii a resistere dal lato sinistro, ma non da quello destro. Mi fece ripetere l'esercizio non appena ripresi conoscenza dopo l'intervento. Stavolta, non riuscì ad abbassare la mia mano destra".

"Sento che non c'è niente che io non possa fare"

Oggi, Rob è tornato ad allenarsi quasi ogni giorno e gioca in una squadra di baseball. "Mi sembra di poter fare tutto", confessa. "E mi sono sentito così quasi subito dopo l'intervento. Dell'incisione non rimane che una minuscola cicatrice, che si confonde con le pieghe naturali del collo".

Per quanto riguarda gli affetti a lunga durata del danno nervoso e discale pre-intervento, Rob dice che l'unica cosa che ha notato è un'occasionale debolezza al braccio destro. "Ho aspettato così a lungo prima di fare l'intervento, che potrei non riacquistare più parte della funzionalità", dichiara. "E capita solo quando sono affaticato, come alla fine di un allenamento.

"Nel complesso, ora le cose vanno molto meglio. Se sono felice di essermi sottoposto a chirurgia vertebrale? Certamente. Mi ha ridato la mia vita, permettendomi di tornare a essere attivo ed energico. È come se il dolore al collo non ci fosse mai stato".

Questa testimonianza riflette un'esperienza personale. Non tutte le persone potrebbero ottenere lo stesso risultato clinico. Ti consigliamo di confrontarti con il tuo specialista di riferimento per considerare tutte le opzioni terapeutiche.

Ultimo aggiornamento: 12 12 2010

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