La storia di Cheryl

Vivere con la sindrome urgenza-frequenza

Cheryl, 58 anni, aveva da poco superato i 50 quando si rese conto di dover andare in bagno più spesso e di avere delle perdite. Parlò del problema con il medico di famiglia, che la rassicurò dicendo: "Si tratta di un fenomeno normale in una donna quando l'età avanza. Ti ci abituerai". Cheryl confessa: "Non mi convinse, dato che avevo solo 50 anni, ma ero troppo imbarazzata per parlare del mio problema ad altri".

Per un anno intero, Cheryl "cercò di convivere con il problema". Lavorava da quasi 20 anni come infermiera di sala operatoria, ma la necessità di recarsi in bagno ogni 30 minuti rendeva l'attività in campo chirurgico difficoltosa. A causa delle perdite, utilizzava quattro-cinque pannolini al giorno e si preoccupava che potessero emettere odori sgradevoli. A volte non riusciva a svuotare completamente la vescica, il che provocava delle infezioni. Di notte si alzava fino a sei volte per paura di bagnare il letto e temeva di avere rapporti con il marito. Cheryl racconta: "Ero sempre stanca e non riuscivo a essere la moglie che desideravo".

Poi un nuovo medico iniziò a praticare interventi chirurgici dove lavorava Cheryl. Il medico in questione trattava pazienti che soffrivano di urgenza e frequenza minzionale. Cheryl osservò il medico eseguire interventi di neurostimolazione e notò che i pazienti sembravano trarne beneficio. Così parlo al chirurgo dei suoi personali problemi di urgenza-frequenza. Il medico la sottopose a tutti i test del caso e le prescrisse dei farmaci prima di suggerirle la neurostimolazione per il controllo vescicale. Tuttavia, molte delle pazienti del medico erano donne anziane e Cheryl pensò: "Ma io non sono vecchia". Cheryl decise quindi di rivolgersi a un altro urologo per avere un secondo parere, ma anche in questo caso la conclusione fu che la neurostimolazione poteva essere una buona opzione.

Ma Cheryl non si sentiva pronta per la neurostimolazione. Provò cinque o sei farmaci diversi, ma i risultati avevano vita breve. Un giorno, al lavoro, Cheryl si imbattè in un rappresentante Medtronic e gli raccontò la sua storia. Scoppiò in lacrime e disse: "Non posso vivere così, ma sento di essere ancora troppo giovane per ricorrere alla neurostimolazione". Il rappresentante le raccontò di una paziente di 32 anni che aveva ottenuto risultati eccellenti. Cheryl allora si decise: "Mi metta in lista".

Come la neurostimolazione ha aiutato Cheryl

Nel dicembre del 2007, Cheryl fece una valutazione di prova dall'esito positivo e un mese dopo si sottopose all'intervento per l'impianto di un neurostimolatore. Cheryl fu entusiasta dei risultati. "Non sono migliorata del 100%", ammette, "ma ci sono quasi". Ora si alza solo una volta a notte e durante il giorno va diverse volte in bagno, ma non ogni mezz'ora. Quando è molto stanca o stressata, ha delle piccole perdite ogni 3 o 4 giorni. Tuttavia, non deve più preoccuparsi dei cattivi odori o di bere troppi liquidi. "È fantastico", ammette.

Trovare un bagno e preoccuparsi della sua vescica non è più una priorità per Cheryl. Può fare la spesa o guidare senza temere di aver bisogno del bagno. "La neurostimolazione mi ha dato una maggiore libertà", dichiara Cheryl. "Mi sento a mio agio. Quando i pazienti mi chiedono della neurostimolazione, racconto loro che ha cambiato la mia vita in senso positivo".

Per contattare Cheryl, chiamare il numero 1-800-664-5111, est. 3016

Questa storia racconta l'esperienza di una paziente sottoposta a neurostimolazione per il trattamento della sindrome urgenza-frequenza. Medtronic ha invitato questa persona a condividere il suo caso. Si rammenta che le esperienze riportate sono specifiche del singolo paziente. I risultati possono variare, così come le reazioni. Si consiglia di consultare il proprio medico per stabilire se la neurostimolazione sia la soluzione adatta al proprio caso. Oltre ai rischi comunemente associati a un intervento chirurgico, tra le complicanze legate alla terapia di neuromodulazione rientrano dolore, infezione, sensazione di scossa elettrica, problemi legati al dispositivo, alterazioni indesiderate nella funzione di svuotamento e migrazione dell'elettrocatetere.

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Questa testimonianza riflette un'esperienza personale. Non tutte le persone potrebbero ottenere lo stesso risultato clinico. Ti consigliamo di confrontarti con il tuo specialista di riferimento per considerare tutte le opzioni terapeutiche.

Ultimo aggiornamento: 13 12 2010

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